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I rapporti con gli Istituti di credito: regole e suggerimenti.

Con l’aumento dei tassi di interesse ecco una serie di consigli pratici per ottimizzare il rating bancario delle imprese.


In questo ultimo periodo come avete avuto modo di comprendere dalle principali testate informative, i tassi delle banche centrali e lo spread applicato dalle banche commerciali alle aziende clienti sono stati in continuo aumento.

L’aumento del costo del denaro, che comporta notevoli impatti di natura economica nei bilanci delle imprese a seguito dell’aumento degli interessi passivi, verrà purtroppo accompagnato anche da una probabile riduzione della disponibilità alla erogazione del credito.

In questa difficile congiuntura, le aziende dovranno quindi essere particolarmente reattive e monitorare l’andamento del proprio rating bancario con un duplice scopo:

  • garantirsi le possibilità di accedere al credito;
  • mirare ad ottenere tassi passivi il più contenuti possibile.

Dopo anni di rischiosità in calo la curva dei default nei crediti concessi dalle banche alle imprese è quindi destinata a risalire. Questo trend rende ovviamente gli istituti di credito più attenti nel decidere a chi concedere credito, con la conseguenza che le imprese potrebbero trovarsi in profonda difficoltà finanziaria, magari in momenti particolarmente delicati della loro attività.

Nell’intento di limitare questo rischio le aziende dovranno quindi cercare di comprendere il più possibile i meccanismi che stanno alla base della costruzione del rating bancario.

 

 

Infatti, una volta compresi a grandi linee i meccanismi di funzionamento di questo parametro ormai fondamentale, le aziende dovranno tentare di non porre in essere inefficienti comportamenti che potrebbero portare a peggiorare il loro “punteggio” bancario.

 

La conoscenza del proprio rating è quindi il presupposto per impegnarsi per ottenere il suo miglioramento.

 

Per le aziende più virtuose il miglioramento del rating potrebbe portare, tra le altre cose, anche a ridurre l’impatto a bilancio degli oneri finanziari, mentre per le aziende meno virtuose tale conoscenza rappresenta una tappa fondamentale per garantirsi l’accesso al credito e di conseguenza, la propria probabile sopravvivenza.


–> Come è quindi consigliabile procedere per ottenere un miglioramento del proprio rating e quindi dell’affidabilità economica e finanziaria nei confronti del sistema bancario?

Per fornire una adeguata risposta è necessaria una premessa: alla base del merito creditizio c’è una valutazione che vede due diversi parti in gioco. Più precisamente:

  • il valutatore (la banca);
  • il valutato (l’impresa).

Permane in tale contesto un problema di fondo: il valutatore (la banca) conosce poco del mondo dell’impresa e il valutato dal canto suo conosce poco del suo interlocutore bancario.

Come logica e lineare conseguenza risulta quindi difficile migliorare l’accesso al credito se le imprese si rifiuteranno di comprendere e studiare i meccanismi utilizzati dal sistema bancario per erogare credito di cui esse necessitano.


–> Dove intervenire dunque?

Le leve principali a disposizione di un’azienda per migliorare il proprio rating possono essere sinteticamente riassunte in quanto segue.

 

1) LA PRESENTAZIONE DEI BILANCI. La maggior parte dei bilanci delle piccole e medie imprese è redatto secondo modalità semplificate e comunque sintetici in termini di informazioni. Poiché i dati di bilancio rimangono un elemento essenziale per la valutazione del merito creditizio, le aziende dovranno essere in grado di fornire agli istituti di credito informazioni integrative che consentano una chiara lettura del quadro economico patrimoniale e finanziario.

La spiegazione dei dati di bilancio è fondamentale perché molto spesso le analisi di bilancio, effettuate dagli istituti di credito, vengono predisposte in modo automatico con l’ausilio di sistemi informatici che acquisiscono i valori dagli schemi di bilancio senza effettuare giudizi critici.

Ad esempio: se ipoteticamente in un anno i costi aumentano perché c’è una grossa componente straordinaria questa viene letta dai sistemi di rating come calo della redditività prospettica. Per questo motivo è importante spiegare alle banche le motivazioni di eventuali riduzioni di redditività e il peso delle componenti straordinarie.

I dati di bilanci sono i più importanti e pesano maggiormente sui rating. Gli indicatori che vengono utilizzati sono quelli che analizzano le variabili finanziarie e sono, per gli istituti di credito, predittivi in termini di capacità di rientro dal debito.

A titolo di esempio vengono analizzati i seguenti indicatori:

    • Oneri finanziari sul valore aggiunto: questo indicatore, “pesando” gli oneri finanziari sul valore aggiunto, indica la sostenibilità del debito da un punto di vista economico. In questo periodo, caratterizzato da tassi in crescita, questo indicatore diventa particolarmente rilevante. A parità di debito, infatti gli oneri finanziari crescono e incidono sempre più sulla redditività aziendale.
    • Debiti finanziari sul totale attivo: questo indicatore patrimoniale esprime in termini percentuali la quantità dell’attivo finanziata dal debito. Quanto più elevata è questa percentuale tanto più rischiosa è l’azienda.
    • Debiti su patrimonio netto: questo indicatore patrimoniale esprime la patrimonializzazione dell’azienda in rapporto al debito. Quanto più elevato è questo indicatore tanto più elevato è il debito.
    • Rotazione del capitale circolante: questo indice di rotazione si ottiene rapportando i ricavi di vendita, oppure il valore prodotto con l’attivo circolante. Quanto più elevato è questo rapporto tanto minore è il fabbisogno finanziario necessario per gestire l’attività corrente.
    • Cash flow generato: questo valore indica l’autofinanziamento aziendale. Spesso è rapportato con il totale dell’attivo o con il totale del debito. Nel primo caso indica quanto tempo è necessario per costituire l’attivo con l’autofinanziamento, nel secondo caso indica quanto tempo è necessario per “pagare” tutto il debito.
    • EBITDA sul totale dell’attivo: in questo indicatore, l’EBITDA viene utilizzato come sostituto del cash flow generato e indica quanto tempo è necessario per finanziare l’intero attivo. Quanto più basso è questo indicatore tanto più rischiosa è l’azienda analizzata.

 

2) LA PRESENTAZIONE DELL’AZIENDA. Le aziende devono organizzarsi al fine di portare a conoscenza delle banche la reale situazione aziendale, parametro questo che difficilmente viene rappresentata nei documenti tradizionali. Per una serie di motivi (la mobilità del personale, la poca dimestichezza a interpretare i business, l’approccio formalistico, il poco tempo a disposizione, l’obbligo del rispetto delle norme e dei regolamenti interni, ecc.) le banche hanno difficoltà a comprendere esattamente il potenziale delle aziende e, quindi, diventa necessario cercare di spiegare in modo chiaro le dinamiche strategiche ed operative tipiche dell’impresa. In molti casi, infatti, situazioni apparentemente negative sono giustificate da eventi contingenti e non più ripetibili.

 

3) LA PROGRAMMAZIONE NELLE RICHIESTE DI AFFIDAMENTO. Uno degli aspetti peggiori che guastano i rapporti banca/impresa sono le richieste dell’ultima ora: sono viste in modo particolarmente negativo in quanto da un lato denotano scarsa programmazione e dall’altro costringono gli uffici a prendere velocemente delle decisioni di affidamento senza la serenità derivante dalla chiarezza e dalla completezza delle informazioni. In modo provocatorio si potrebbe affermare che le richieste di affidamento dovrebbero essere fatte quando non ce n’è bisogno. Nella realtà le richieste dovrebbero essere presentate con congruo anticipo rispetto ai fabbisogni in modo da fornire agli uffici tutte le informazioni utili per poter istruire una pratica di affidamento affinché la stessa possa essere approvata senza intoppi dagli organi deliberanti.

 

4) LA PRESENTAZIONE DI UN BUDGET E DI BILANCI INFRANNUALI. La presentazione di budget e bilanci infrannuali consente alle banche di procedere al monitoraggio continuo della posizione del cliente trasmettendo la sensazione che l’azienda sia effettivamente gestita, sotto controllo e, soprattutto, non “navighi a vista”. Risulta chiaro che i report che vengono presentati devono necessariamente essere affidabili e credibili. Gli elementi qualificanti dei budget e dei business plan non sono quindi tanto le tabelle e i numeri presentati, ma la coerenza tra le ipotesi, le linee di azione e gli sviluppi economici e finanziari conseguenti. Quanto più complesso è il business tanto maggiore dovrà essere l’attenzione che dovrà essere rivolta alla modalità di esposizione dei dati che dovranno essere chiari e puntuali.

 

5) LA COERENZA TRA PREVISIONI (BUDGET E BUSINESS PLAN) E CONSUNTIVI. Uno degli elementi utilizzati per la valutazione della bontà di un progetto imprenditoriale, come abbiamo visto, è quello legato all’attendibilità delle ipotesi utilizzate a supporto delle previsioni. L’affidabilità dei budget e delle previsioni in genere troverà facile riscontro una volta che verranno presentati i consuntivi ed analizzati gli scostamenti. Le giustificazioni degli scostamenti faranno agevolmente capire se l’azienda è “sotto controllo”, se l’imprenditore ha avvertito e monitorato in tempo i segnali di cambiamento ed ha conseguentemente mutato la propria azione con l’obiettivo di raggiungere comunque gli obiettivi. Le scontate risposte che imputano al mercato tutte le colpe del mancato raggiungimento degli obiettivi sono la riprova di un’azienda che non riesce a dominare gli eventi esterni, ma si limita a subirli non cogliendo quindi tutte le opportunità offerte dal contesto di riferimento.

 

6) IL MONITORAGGIO CONTINUO DELLE PROPRIE POSIZIONI CON LA BANCA. Le banche monitorano quotidianamente i movimenti finanziari che transitano sui propri rapporti bancari (conti correnti, anticipi fatture, anticipi SBF, ecc.). L’impresa dovrà cercare il più possibile di intrattenere un rapporto virtuoso con la banca. Ciò significa, ad esempio:

    • Avere una rotazione elevata nel rapporto di conto corrente. Il movimento frequente del conto corrente con dei saldi variabili nel tempo sono sinonimo di vitalità dell’attività aziendale. Al contrario, un conto corrente utilizzato vicino ai propri limiti e movimentato raramente rappresenta un campanello d’allarme per le banche.
    • Evitare scoperti di fido anche momentanei sul conto. Molte volte le aziende si trovano a sforare proprio i limiti di fido non per reale necessità ma per disorganizzazione interna. Qualunque siano le cause, i fuori fido vengono sempre visti negativamente dalle banche.
    • Non anticipare fatture o ricevute bancarie che poi andranno insolute. Uno degli indicatori importanti utilizzato dalle banche per valutare il rating aziendale è rappresentato dalle percentuali di insoluti. Poco interessa che i clienti paghino qualche settimana dopo, l’insoluto viene comunque rilevato e pesa sul giudizio bancario.
    • Avere rate del mutuo non pagate in tutto o in parte. Se non si paga a fronte di un accordo con la banca si deve ricordare che tale accordo deve essere formalizzato in una moratoria. Se l’accordo è solo verbale, il mancato pagamento anche di una sola rata contribuisce al peggioramento del rating.

 

Restiamo a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.

 

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